martedì 13 aprile 2010

Diagnosi e stadiazione 3 – La mia storia

Quando sei anestesista, lavori in ospedale e scopri di avere un linfoma nel bel mezzo del turno di notte, è normale che l’iter diagnostico sia un po’ diverso dal solito…

Il primo esame che ho fatto dopo l'rx torace, in realtà, non c’entrava nulla con quelli che ho raccontato nel post precedente.

Il tecnico di radiologia mi ha dato la lastra fatidica. Sono passata dal collega internista del pronto soccorso che mi aveva prescritto gli esami, e anche lui capisce tutto al volo. Mi consiglia soprattutto di trovare una persona che mi segua, e farmi seguire sempre da lei. Non mi consiglia nessuno… io sono un po’ frastornata e tanto stanca, è mezzanotte, ho già fatto un cesareo e altro, me ne torno in reparto.
E trovo le infermiere, che subito si preoccupano ma francamente non possono fare nulla. E il mio collega. Che come vede la lastra inizia a preoccuparsi anche lui e capisce benissimo cos’è, e che non riesce proprio a non “fare” qualcosa. Allora si mette a cercare le diagnosi alternative che possano spiegare un allargamento del mediastino in un’rx torace… “E se avessi un’aneurisma dell’aorta?”.
Porca miseria, preferisco il linfoma! Ma so che lo dice per scherzare, o meglio per sdrammatizzare un po'… Insiste nel volermi far fare la TAC ora, magari chiamando anche il radiologo (che di notte è reperibile e deve arrivare da casa). Ma cosa cambia, farla ora o domattina? Non è una TAC urgente! Mi impunto.
Allora… allora chiediamo al cardiologo di fare un’ecocardiogramma! Così escludiamo altre cose!
E va bene… La cardiologa era ancora sveglia, gentilissima, e mi ha fatto l’ecocardiogramma, che ovviamente ha detto che il mio cuore e la mia aorta stavano benissimo.
Così ho salutato il mio collega e me ne sono finalmente andata a dormire…
Pensavo che l'ecocardiogramma fosse un esame inutile, ma tutto sommato gli ematologi sono stati contenti di averlo. Visto che alcuni farmaci che si fanno nella chemioterapia sono cardiotossici, essere sicuri che il cuore è a posto è una sicurezza in più. Non so però se lo facciano di routine, soprattutto nelle persone giovani, perché io l’ho fatto in maniera un po’ rocambolesca.

Arriva il mattino. E arriva il mio primario.
Il collega gli racconta cosa è successo ai pazienti ricoverati durante la notte: X ha tenuto bene… Y ha avuto qualche problema respiratorio, ho fatto così e cosà… sono arrivati i batteriologici di Z, gli ho messo questo antibiotico… e poi c’è Claudia che non ha una bella lastra.
Il capo è spiazzato. Eh???
Gli facciamo vedere la radiografia famosa. Prima ancora di staccare gli occhi dalla lastra parte l’ordine primariale: “Il primario di radiologia è già arrivato, ho visto la sua macchina nel parcheggio, vada a farsi fare la TAC!”. Agli ordini!

Le infermiere sono in fibrillazione. La caposala mi chiama e mi “impone” che una di loro mi accompagni: vorrai mica andare da sola? Non si può essere da soli in certi momenti! Accetto la compagnia (anche perché proprio non posso rifiutare! ^___^)

Il primario di radiologia e gli altri radiologi sono gentilissimi, soprattutto dopo aver visto la lastra. E preoccupati anche loro. Sono persone con cui lavoro tutti i giorni, e anche se ogni tanto possiamo avere discussioni "professionali" ci vogliamo bene. E come tutti, fanno quello che possono per aiutarmi. E il loro “possono” è la TAC, e già che ci sono anche l’ecografia del collo.
Il primario impiega 20 minuti a refertare la TAC… linfoma mediastinico di 11 x 13 x 7 cm, che comprime la vena cava e disloca la trachea. Per forza mi si è gonfiato il collo e la giugulare e facevo fatica a dormire sdraiata! Ho un panettone piantato in mezzo al petto e non lo sapevo!
Torno in reparto e trovo il capo: “Ho telefonato al primario di ematologia del … (un ospedale vicino, da noi ematologia non c’è), l’aspetta”. Agli ordini!
Le infermiere mi dicono che, a maggior ragione, non posso andare da sola fino a un altro ospedale, in macchina, e poi per parlare di cose così importanti. Così mi ritrovo anche con… la scorta!

Sono andata a parlare col primario di ematologia, ha guardato gli esami e confermato l'ipotesi di linfoma, mi ha rassicurato sul fatto che il linfoma ha una buona prognosi e fatto tornare il giorno dopo per incontrare il medico che si occupa di linfomi e che mi ha poi preso in cura. Da lì il mio iter è diventato più “normale”, seguendo le prenotazioni e i tempi soliti.

Ma nel “mio” ospedale, tra i “miei” colleghi, ho fatto nel giro di poche ore esami ematochimici, Rx torace, ecocardiogramma, TAC ed ecografia del collo, e ho avuto il primo incontro con un ematologo, senza mai essere stata lasciata sola. Può sembrare “favoritismo”. Ma lavoriamo insieme per ore, e alla fine si diventa un po’ una famiglia. E in famiglia ci si aiuta nel momento del bisogno.

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